Sempre più spesso sento parlare di Bitcoin persone comuni, che non hanno alcuna esperienza di investimenti né sanno come funzioni un personal computer. Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare nel 1995 e di vedere crescere ed esplodere la bolla della “new economy”. All’epoca, tanto per fare un esempio, un’azione della Cisco Systems arrivò a valere quasi 80$ salvo poi crollare a meno di 10$ poco tempo dopo. Una perdita quasi del 90%.

Negli anni ho imparato quindi a riconoscere le tecnologie che cambieranno davvero la nostra vita, dalle speculazioni create ad arte per far guadagnare qualcuno e perdere molti.

Per capire cosa possa essere Bitcoin bastano delle nozioni di economia, per capire invece come funziona bisogna essere un informatico. Poiché molti ne parlano con sufficienza (es. “dicevano la stessa cosa di Internet ma poi ha cambiato il mondo” o altre simili amenità) vi scrivo questo articolo sperando che possa aiutarvi a capire qualcosa di più.

Prima di arrivare al dunque è necessario fare un richiamo degli elementi di base che ruotano attorno a Bitcoin. Mi perdoneranno gli esperti in finanza per le necessarie approssimazioni utili a rendere comprensibile l’argomento.

Valuta

Prima di parlare di criptovaluta, sappiamo cosa è una valuta?

La valuta è un’unità di scambio che ha lo scopo di facilitare il trasferimento di beni e servizi. Per lo più assume la forma di moneta.

Tutti abbiamo Euro nel portafogli e magari abbiamo viaggiato e scambiato Dollari, Sterline o Rubli. Sembra semplice capire cosa sia una valuta. Ma cosa la rende tale o meglio che differenza c’è tra 100 Euro guadagnati faticosamente rispetto a quelli del Monopoli?

Il fatto di essere accettati diffusamente! Avete mai provato a pagare un capo d’abbigliamento con i soldi del Monopoli? Non a caso le prime monete nella storia erano di metallo prezioso, perché portavano con sé il proprio valore ed era facile per tutti capire ed accettarle in cambio di beni o servizi.

La stessa cosa capita con i circuiti elettronici: se estraete una Visa o una Mastercard in un qualsiasi negozio saranno lieti di servirvi. Ma se volete pagare un ristorante con la tessera fedeltà del supermercato, probabilmente finirete la serata in cucina a lavare i piatti!

Sia nel caso delle banconote che delle carte di credito c’è un elemento comune: l’autorità centrale. Gli Euro sono emessi dalla BCE di cui tutti (opinioni politiche a parte) ci fidiamo; la Visa è verificata dal sistema bancario ed il POS in tempo reale sa o meno se ci sono fondi a disposizione; e così via. Gli esperti mi farebbero notare che ho fatto confusione tra valuta e moneta, ma il mio obiettivo era richiamare la vostra attenzione sul primo elemento chiave dell’articolo: la capacità di una valuta di essere accettata fidandosi che non sia carta straccia.

La ragione per la quale queste monete vengono accettate in pagamento risiede nella fiducia di chi le riceve che altri faranno altrettanto, accettando in pagamento monete, banconote, depositi bancari o titoli di stato. Senza tale fiducia difficilmente una moneta sarebbe accettata in pagamento e neppure il corso legale di una moneta, ovvero l’obbligo di accettarla in pagamento, potrebbe molto contro il rischio di trovarsi in mano carta straccia o un deposito bancario inutilizzabile.

La base monetaria

Capire questo concetto richiede un po’ di attenzione. La “base monetaria” è l’insieme delle banconote e dei titoli (facilmente convertibili in altre banconote) esistenti in un certo momento in un un certo sistema economico. Detto ancora più volgarmente è l’insieme di tutti gli Euro, assegni e quant’altro abbia un valore.

Controllare la quantità di moneta è indispensabile per la sopravvivenza del sistema economico. Provo a spiegarlo con questo semplice esempio da libro di macroeconomia:

  • Mario deposita 100 Euro nella banca X
  • Gianni deposita 100 Euro nella banca X

Il totale delle banconote fisicamente presenti nella banca X è quindi 200 Euro.

Se il banchiere non avesse altra moneta per fare il suo lavoro, potrebbe prestare al massimo proprio 200 Euro. Avremmo una economia bloccata, ferma al massimo dei 200 Euro depositati. Ma se il banchiere potesse stampare la propria moneta allora le cose cambierebbero:

  • Luigi si fa prestare 200 Euro dalla banca X
  • Paolo si fa prestare 200 Euro dalla banca X
  • Simone si fa prestare 100 Euro dalla banca X

Il banchiere stampa 300 Euro di moneta che prima non esisteva; inoltre considera bassa la probabilità che Mario e Gianni (i depositari iniziali) si presentino contemporaneamente a ritirare tutti i loro risparmi facendosi trovare senza banconote (che nel frattempo ha prestato).

È chiaro quindi che una economia, per crescere, ha bisogno di stampare moneta, per consentire ai cittadini di scambiare merci e servizi indipendentemente dalle riserve centrali. È altrettanto chiaro che il banchiere deve sapere “dosare” il suo potere di stampare banconote altrimenti ben presto tutto perde valore! Nell’esempio di sopra il banchiere si è fermato a 500 Euro di base monetaria contro 200 Euro di deposito centrale. Ciò si chiama “riserva frazionaria” ed è alla base delle moderne economie.

Il secondo elemento chiave è quindi la possibilità di espandere o contrarre la base monetaria per supportare l’economia.

Il cambio

Fino a 21 anni ho pagato i miei acquisti in Lire. Da ragazzino ebbi la fortuna di fare un viaggio a Londra e mi sentii molto più povero di quanto fossi realmente nel pagare in Sterline. La sensazione era che certe cose, come una cena in un ristorante, costassero il doppio di quanto ero abituato in Italia. Il costo della vita a Londra era molto alto e questo lo comprendevo, del resto un caffè seduti in piazza San Marco a Venezia costa certamente di più di uno preso al bar dello sport. Ma non era solo quello: il cambio mi aveva penalizzato. A parità di Lire avevo ottenuto molte meno Sterline.

L’Euro ci ha resi tutti più ricchi (opinioni politiche a parte) e dalla sua introduzione siamo diventati meno sensibili alle differenze di cambio. Oggi con buona approssimazione 1 Euro = 1 Dollaro = 1 Sterlina e viaggiando abbiamo quasi sempre la sensazione di non perdere il nostro potere di acquisto. Anzi la nostra moneta si può considerare forte: ad esempio, se andiamo in certi paesi dell’est Europa troveremo convenienza nell’acquistare alcuni beni e servizi proprio grazie al cambio favorevole.

Ma cosa determina il cambio tra le valute?

Dietro ogni valuta c’è un sistema economico (persone che vivono e lavorano) e per secoli ci si è sforzati di mantenere equilibrati i tassi di cambio. Equilibrati significa privi di pericolose oscillazioni. Dapprima il sistema aureo che imponeva agli stati di stampare tanta moneta fino al massimo delle proprie riserve di oro; oppure gli accordi tra nazioni, come lo SME che teneva insieme Lira, Franco, Marco, Sterlina ed altre valute europee fino al 1992.

Le monete hanno un mercato: generano domanda ed offerta. Se in un certo momento consideriamo “stabile” e “potente” l’economia USA potremmo decidere di tenere i nostri risparmi in Dollari anziché in Euro. Ci sentiremmo più sicuri. Così vendiamo Euro e compriamo Dollari. Se tante persone fanno lo stesso ragionamento insieme ci sarà sovrabbondanza di Euro (nessuno li vuole più) e scarsità di Dollari: i primi si svalutano mentre i secondi si apprezzano.

Oggi l’economia mondiale è complessa ed interconnessa, l’esempio di sopra è certamente troppo banale per descrivere come si generano realmente i tassi di cambio. Ma una cosa è certa: il rapido apprezzamento o svalutazione di una moneta è sinonimo di un’anomalia nel sistema economico. Non a caso la nostra memoria ci ricorda i casi delle gravi crisi nazionali (come l’Argentina a fine anni ’90) sempre unite a drastiche svalutazioni della moneta.

Terzo elemento chiave: l’apprezzamento (o deprezzamento) di una valuta può avere conseguenze devastanti nell’economia sottostante.

La criptovaluta

Se avete avuto pazienza di leggere fin qui, siete arrivati al primo argomento informatico dell’articolo!

Il Bitcoin è una criptovaluta inventata nel 2008 da un anonimo programmatore che si faceva chiamare Satoshi Nakamoto. Come il Bitcoin esistono tante altre criptovalute ed il loro numero è in costante ascesa. L’idea di Satoshi era molto semplice: creare una moneta digitale che sostituisse le normali banconote. Questa moneta, all’atto pratico, non è altro che un file contenente dei dati che si può trasferire tra utenti, tramite internet.

Satoshi non voleva solo smaterializzare le banconote, ma voleva anche eliminare l’autorità centrale che le emette (la banca centrale di cui ho parlato prima). L’attendibilità del Bitcoin è affidata alla rete grazie alla “blockchain” una tecnologia che stabilisce una sorta di pubblico registro per la quale non serve più alcuna garanzia centrale.

Bitcoin è una moneta virtuale, smaterializzata la cui attendibilità è verificabile da chiunque senza necessità di un ente centrale.

Blockchain

Ma come è possibile stabilire l’attendibilità di una certa cosa senza un ente centrale? Avete mai provato a trovarvi in un paese straniero senza documenti? Siete sempre voi eppure nessuno vi riconosce, i vostri diritti – finché la questione non è chiarita – vengono limitati. La carta delle banconote è speciale, appositamente anti contraffazione e poi tutti sappiamo cosa è la BCE, l’Europa e qual’è la firma Mario Draghi.

Satoshi ha usato due tecnologie informatiche: la prima è la crittografia asimmetrica, la seconda sono gli hash.

Qui devo essere molto approssimativo perché la teoria matematica sottostante è complessa. La crittografia asimmetrica consente di criptare (cioè scrivere in codice) una certa informazione usando due chiavi (immaginate due password) una detta privata e l’altra pubblica. La chiave pubblica può essere liberamente trasmessa mentre quella privata deve essere custodita gelosamente.

In questo modo se Mario deve dire qualcosa a Gianni senza essere scoperto, potrà usare la chiave pubblica di Gianni (che tutti hanno) per criptare l’informazione. Ma solo Gianni, con la propria chiave privata, riuscirà ad effettuare l’operazione inversa e leggere il messaggio. La tecnica si può anche usare per generare una firma. Se Mario vuole stabilire la proprietà di un certo dato, può criptarlo con la propria chiave privata. Gli altri potranno usare la sua chiave pubblica (che ripetiamo è nota a tutti) per fare l’operazione inversa e se le informazioni combaciano allora sì, è stato proprio Mario a scrivere quel dato.

L’hash invece può essere descritto come una sorta di “sintesi” dei dati. È un elemento di controllo che riduce a pochi caratteri una sequenza, anche numerosa, di informazioni. L’esempio più semplice è quello del proprio codice fiscale. L’ultima lettera è il risultato delle precedenti, in questo modo si può stabilire se il codice fiscale è valido oppure no. Il mio ad esempio termina con “W” ma se anziché Simone mi chiamassi Andrea la lettera finale sarebbe diversa.

Crittografia, hash e Internet hanno permesso a Satoshi di definire un protocollo che rende funzionante Bitcoin. Il problema più serio da risolvere è la doppia spesa del denaro virtuale. Se i Bitcoin sono file, e quindi si possono copiare, come prevenire che un genio del copia & incolla aumenti il proprio denaro a dismisura? Come prevenire che la stessa moneta sia spesa due volte, nello stesso momento in due negozi differenti?

Il protocollo prevede che ad intervalli regolari sia emesso un nuovo blocco (da qui blockchain – catena di blocchi). Quando dico “protocollo” ed “emesso” mi riferisco a software che girano contemporaneamente su milioni di PC nel mondo, collegati tramite Internet e coordinati da regole comuni. Nel blocco sono salvate le transazioni di acquisto e vendita; una, mille o migliaia, dipende da quante persone stanno usando Bitcoin in quel momento. Una transazione non è altro che l’importo trasferito dall’utente A all’utente B.

Quando Mario vuole trasferire 100 Bitcoin a Gianni aggiunge questa informazione al blocco corrente, firmandola con la propria chiave privata. In questo modo tutti sanno che il denaro proveniva effettivamente da Mario.

Ad un certo punto il blocco si deve chiudere, un po’ come fosse la pagina di un registro. Per chiudersi bisogna che qualcuno trovi l’hash corrispondente ad un certo “obiettivo”. È qui che interviene il meccanismo più contorto di Bitcoin. Satoshi doveva invogliare più utenti possibili ad eseguire il software Bitcoin, in modo che la diffusione delle chiavi pubbliche fosse tale da diventare effettivamente un pubblico registro. Ma per quale motivo un utente dovrebbe lasciare acceso il proprio PC giorno e notte per garantire il buon funzionamento di Bitcoin?

Semplice: c’è un premio! Il primo utente della rete che risolve il blocco, ottiene un accredito nel proprio portafoglio Bitcoin. Il protocollo stabilisce l’obiettivo del blocco (hash) ed i computer devono provare, per tentativi, a far combaciare i dati del blocco con il corrispondente hash imposto. Insomma è come trovare un codice fiscale completo partendo dal solo codice di controllo.

La cosa ovviamente non ha alcun senso pratico se non quello di impiegare tempo (circa 10 minuti) tra la soluzione di un blocco e l’emissione del successivo. Questo tempo garantisce che il blocco rimanga aperto per immagazzinare transazioni ed il primo che ottiene la soluzione incassa anche del denaro. Una volta risolto il blocco tutti gli altri nodi lo scambiano pubblicamente dando vita al registro e sperando la prossima volta di essere loro a vincere il premio.

I blocchi sono concatenati l’uno con l’altro. Il blocco nascente riporta dentro di sé l’hash del precedente: più si allunga la catena e più diventa solida rendendo impossibile alterarla. Se ci vanno 10 minuti per risolvere un blocco, immaginate quanto tempo ci vuole per manomettere una catena fatta da decine di migliaia di blocchi.

Estrarre Bitcoin

Trovare la soluzione al blocco si dice in gergo “estrarre” o “mining” parafrasando ciò che si faceva nelle miniere d’oro. I computer aumentano la propria capacità di elaborazione negli anni e così il protocollo prevede una complessità crescente dell’hash in modo da garantire che i 10 minuti tra un blocco e l’altro siano costanti.

Inoltre il premio si dimezza ogni 210.000 blocchi estratti: il primo minatore ha guadagnato 50 Bitcoin nel 2009, oggi il premio è di soli 12,5 Bitcoin.

Si stima che nel 2024 quasi tutti i Bitcoin saranno stati estratti e dopo quella data potranno soltanto più essere scambiati. Satoshi infatti ha voluto simulare una valuta controllata, come quelle che furono ai tempi della riserva aurea. Sul sito Bitcoin si legge infatti:

“A fixed money supply, or a supply altered only in accord with objective and calculable criteria, is a necessary condition to a meaningful just price of money” Fr. Bernard W. Dempsey, S.J. (1903-1960)

Il processo di mining viene svolto dai PC tramite tentativi successivi. È una attività dispendiosa che occupa centinaia di migliaia di CPU nel mondo che lavorano al 100%. Proprio come quando si accende la ventola del vostro notebook e tutto è rallentato da una singola operazione. Tradotto significa un enorme dispendio di energia elettrica.

Al momento il consumo mondiale di corrente per tenere vivo il sistema Bitcoin è pari quasi a quello di un paese come il Portogallo. Parliamo di 50 TWh / anno. Tant’è che i minatori di Bitcoin, riducendosi il premio costantemente, si sono trasferiti in paesi dove la corrente elettrica costa meno di altri. Mediamente infatti può costare di più l’energia elettrica spesa per risolvere il blocco che non il valore del premio stesso.

E quindi?

Ci è voluto un po’ per arrivare alle conclusioni, ma se siete arrivati fino a questo punto basta unire i tasselli del puzzle.

Bitcoin è una valuta?

  • No, perché non viene accettata universalmente (potete comprare il pane in Bitcoin?)
  • No, perché per avere conferma di una transazione servono 10 minuti (non vi pare un controsenso se pensate che siamo dell’era nei pagamenti digitali immediati?)
  • No, perché la sua base monetaria è fissa e non può essere espansa o ridotta da alcuna politica
  • No, perché il suo valore non è determinato da un’economia sottostante
  • No, perché il suo cambio dipende solo ed esclusivamente da fenomeni speculativi

Qualcuno poco attento alle spiegazioni precedenti potrebbe obiettare sul primo punto: “non ancora! presto Bitcoin sarà accettato ovunque”. A parte che non è vero (Microsoft ed altri hanno recentemente rimosso la possibilità di pagare in Bitcoin nei propri stores online) ma è facile capire il perché. Quando tutti i Bitcoin saranno stati estratti e non converrà più a nessuno tenere accesi PC per alimentare il sistema, la catena perderà di valore perché meno utenti potranno garantire l’affidabilità delle transazioni. Inoltre 10 minuti sono oggettivamente troppo tempo per gli scambi di beni e servizi e ciò rende improbabile che ci sia un giorno in cui pagheremo in Bitcoin.

Oggi Bitcoin è un fenomeno assolutamente speculativo che ha tutte le caratteristiche di una bolla finanziaria. Alcuni illustri economisti hanno definito Bitcoin come uno tra i più grandi “schema Ponzi” della storia; altri hanno stimato il valore reale di Bitcoin in zero.

E quindi tutto questo entusiasmo? Beh mi pare ovvio! Bitcoin è un fenomeno economico con crescita esponenziale, tutti pensano di poter guadagnare soldi facili investendo in Bitcoin. Per alcuni è stato così: chi nel 2009 aveva minato per gioco 50 Bitcoin oggi si ritrova mezzo milione di Dollari.

Ma un conto è l’economia reale, un conto è la finanza per quanto possa essere aggressiva, un altro sono le bolle speculative. Ci si guadagna solo “surfando” sulla cresta dell’onda ma prima o poi qualcuno rimane fregato. Guardate questo grafico:

E se foste stati voi a comprare Bitcoin al cambio di 20.000$ ? Oggi ne avreste la metà!

Tecnologicamente la vera rivoluzione è la blockchain, cioè un affidabile pubblico registro che non ha bisogno di autorità centrali. Questo potrà avere svariati utilizzi e garantire una reciproca attendibilità sostenuta dagli utenti stessi della rete. Per certi versi può essere più sicura una memoria collettiva di milioni di persone che non un ente centrale per quanto governativo.

Ma così com’è ora la blockchain non può funzionare: è lenta e troppo dispendiosa di energia elettrica, non è economicamente sostenibile.